Il Castello di San Martino è il simbolo di Cervarese Santa Croce: non solo svetta fisicamente nel nostro paesaggio, ma è parte integrante dello stemma comunale. Forse è per questo che noi “cervaresani” sentiamo il castello come qualcosa di viscerale; lo consideriamo “roba nostra” e ognuno di noi, fin dalla nascita, è convinto di sapere quale sia il suo bene.
Il castello è un vanto per la comunità, per il Comune e per l’intera Provincia.
Il tribunale del bar
Per questo motivo a noi “della selva” — e a qualche valoroso “straniero” oltre le acque — piace ergerci a paladini della torre medievale. Discutiamo animatamente di ciò che è giusto per il castello, denunciando quanto si sia “involgarito” negli ultimi anni.
Ne parliamo ovunque: al bar, sui social, persino sul sagrato dopo la messa.
Sia chiaro: anch’io ho criticato scelte passate, come le cosiddette “bussole del tempo” che definirei un obbrobrio oggettivo.
Oggi, nel mio ruolo di consigliera comunale e complice la mia vicinanza logistica alla torre, molti mi fermano per strada:
“Ciò ti che te stè vissin, che desso te sì anca in Comune, te ghe da far qualcossa pal Casteo! Parché sxè ‘na vergogna chel vegna trattà cussì”
La critica principale va all’attuale gestore, accusato di scelte “scellerate e capitaliste” che avrebbero trasformato il Castello da principessa nobile ma squattrinata a cortigiana imbellettata di zucche.
Il mio mantra: la sostenibilità economica
Sapete cosa rispondo a queste critiche?
“Non basta avere i schei soeo par comprare ea macchina grossa, bisogna anca mantegnerla”.
Questo è il mio mantra e la mia stella polare. Le cose belle bisogna poi mantenerle, altrimenti diventano solo un debito. Il Castello non è solo un monumento: è un costo. Lo è per la Provincia, lo è per il Comune che lo ha in concessione e, a cascata, per il gestore.
Il museo, con le sue piroghe e i suoi reperti, da solo non genera entrate sufficienti a coprire le spese. E non dimentichiamo il parco. Chi mi conosce sa che, oltre alla sostenibilità economica, mi guida un principio: meno lamentele, più soluzioni. Se il complesso è un costo, dobbiamo decidere chi se lo accolla. La risposta è: noi. È quindi sano cercare soluzioni che lo rendano autosufficiente.
Se poi vogliamo discutere del fatto che sia poco vissuto dalla comunità, è un altro discorso. Ma ricordiamoci: se vogliamo la bicicletta, dobbiamo pedalare.
Tre proposte concrete per il futuro
1. Monitoraggio dell’indotto reale
Sarebbe buona cosa verificare se l’attuale gestione porti benefici reali al territorio. Negli ultimi due anni, gli eventi (dalle zucche ai concerti) hanno registrato il sold out (pienone).
Sti schei a chi ghe vai?
Immagino agli organizzatori come è giusto che sia, ma indirettamente potrebbero aver favorito i nostri ristoratori. Bisognerebbe verificare se, in concomitanza con questi eventi, le attività locali abbiano registrato un aumento degli introiti.
Dialogare e collaborare è compito dell’Amministrazione.
Ciò, se sta roba porta schei e iuta, el rospo se poe anca mandarlo sxò!
Se questi eventi funzionano, ci saranno più risorse per la manutenzione del castello e del parco.
2. La tutela del Parco e il Palio
Il parco è sempre più spoglio a causa delle intemperie e necessita di nuovi alberi più resistenti. Senza un piano di ripiantumazione, l’erosione del fiume e l’usura dell’area metteranno a rischio la scenografia stessa del Palio.
Poiché l’evento ha un forte impatto ambientale, propongo due interventi:
- Analisi costi-benefici: Verificare se l’indotto economico del Palio giustifichi un’edizione annuale o se sia meglio renderlo biennale o triennale.
- Responsabilità ambientale: Chiedere agli organizzatori un “do ut des” sostenibile. Per ogni edizione, dovranno piantare un nuovo albero specifico per le esigenze del parco.
È un contributo minimo per compensare lo stress che l’area subisce ogni anno.
3. Ridare il Castello alla comunità
Sarebbe buona cosa organizzare degli Open Day con aperture straordinarie del museo, coinvolgendo le associazioni locali.
Siamo bravi a fare festa: affidiamo la parte eno-gastronomica alle attività e ai gruppi del Comune.
Se paragoniamo il castello a una torta, le fette possono avere dimensioni diverse, ma nessuno deve restare a boccasiutta.
Solo così ogni commensale potrà capire davvero quali oneri e onori comporti desiderare quella fetta.
Meglio una proposta oggi che una critica domani!