Nuovo Palazzetto dello Sport o investimenti per la collettività e riqualificazione?

La pianificazione del nuovo Palazzetto dello Sport a Cervarese richiede una riflessione attenta che vada oltre la fase della costruzione. L'obiettivo di questo approfondimento è valutare se l'opera sia sostenibile nel lungo periodo, specialmente per quanto riguarda i costi di manutenzione e le utenze che graveranno sulle casse comunali.

Laura Bison

02/01/2026

Seguici sui social

Il Comune di Cervarese Santa Croce si prepara a un investimento imponente: la realizzazione di un nuovo Palazzetto dello Sport. Parliamo di cifre importanti, stanziate nella “Missione 6” del piano comunale: 1,4 milioni di euro per il 2025 e oltre 1,5 milioni per il 2028.

Sebbene l’idea di una nuova struttura sportiva possa apparire lodevole, è doveroso fermarsi a riflettere con la concretezza del buon padre di famiglia. Costruire è solo l’inizio; il vero interrogativo è: saremo in grado di mantenerlo?

La trappola dei costi nascosti

Un Comune funziona esattamente come una famiglia. Se riceviamo un fondo per comprare una macchina di lusso, il problema non è solo “portarla a casa”, ma poter pagare ogni mese l’assicurazione, il bollo e la manutenzione.

Per il Palazzetto il ragionamento è identico. I fondi per la costruzione arriveranno dal Ministero (MEF) e da partner privati, ma una volta tagliato il nastro, le bollette e le spese correnti graveranno sul Comune:

  • Chi pagherà l’energia elettrica, l’acqua e il riscaldamento?
  • Chi si occuperà della pulizia e della gestione del verde esterno?
  • Sono previsti impianti a fonti rinnovabili per abbattere questi costi fissi?

L’ombra di quanto accaduto in Comuni vicini (pensiamo alle criticità delle piscine di Selvazzano Dentro) deve servirci da lezione: le opere che non hanno un piano gestionale solido rischiano di diventare “cattedrali nel deserto” che svuotano le casse pubbliche.

Priorità e Territorio: dove serve davvero investire?

Oltre alla questione economica, c’è quella paesaggistica. Il nuovo impianto andrebbe a impattare su uno dei pochi “coni panoramici” rimasti sui nostri amati Colli Euganei. 

Ma la domanda che dobbiamo porci è ancora più profonda: ne abbiamo davvero bisogno oggi?

Mentre si progetta una struttura fuori dal perimetro abitativo, ci sono ferite aperte nel cuore del nostro territorio che attendono attenzione: le aree dismesse ex Eurofur ed ex Consorzio di Montemerlo.

Una precisazione necessaria: sappiamo bene che si tratta di aree private, ma è proprio qui che l’Amministrazione può fare la differenza. Il Comune ha l’opportunità di farsi promotore e mediatore, adoperandosi per attirare nuovi investitori. Il compito della politica non è solo lasciare spazio al privato, ma negoziare affinché ogni nuovo progetto generi profitto solo solo per chi investe, ma porti anche un valore aggiunto, reale e tangibile, per tutta la comunità.

L’orgoglio della “prima pietra” non basta.

In un periodo storico complesso come questo, la sostenibilità economica deve essere la nostra stella polare. E’ fondamentale agire su priorità: riportare “ossigeno” alla frazione di Montemerlo, sostenere le attività commerciali, gli uffici e l’agricoltura (settori che nel piano triennale attuale non vedono investimenti) sono passi necessari per non lasciare indietro nessuno.

Mettere da parte l’orgoglio di inaugurare una nuova opera per concentrarsi su ciò che serve realmente ai cittadini non è un segno di debolezza, ma di responsabilità. 

Se mettiamo i soldi da una parte, inevitabilmente li togliamo dall’altra.

Farsi le domande giuste oggi significa garantire un futuro economicamente sostenibile domani. Per noi e per i nostri figli.

Laura Bison capogruppo di Uniti per Cervarse

Laura Bison

02/01/2026

Serve aiuto?